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Quale metodo si deve adottare a seconda del tipo di suolo?

Anche per l’alpinismo su neve e su ghiaccio potrebbe sorgere la necessità di costruire ancoraggi a seconda delle condizioni del suolo o della situazione, che si tratti di rinvio, sosta, punti di fissaggio per discesa in corda doppia o soccorso in crepaccio. È importante costruire rapidamente punti di ancoraggio sicuri e affidabili, perché proprio da questi dipende la propria vita e quella dei compagni di cordata. Per scegliere la tipologia di fissaggio più adatta bisogna considerare il tipo di suolo. In questo capitolo ti illustreremo, passo dopo passo, tutte le differenze e come creare i diversi tipi di ancoraggio.

Le basi teoriche sono fondamentali, ma la pratica resta comunque un elemento imprescindibile. È indispensabile padroneggiare l’uso dei chiodi da ghiaccio e i vari metodi dovrebbero essere interiorizzati grazie all’allenamento.

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Ancoraggi sul firn

ANCORAGGI SUL FIRN

Per firn intendiamo neve che è sopravvissuta ad almeno un’estate (o un periodo di ablazione). Per questo il firn si trova a quote elevate in zone ghiacciate o su nevai perenni. A causa delle ripetute fasi di scongelamento e congelamento, i cristalli sottili si trasformano in cristalli più spessi e granulosi.

Esistono due metodi diversi per costruire un punto di ancoraggio sul firn: il corpo morto e la tecnica della seduta su neve.

CORPO MORTO SUL FIRN

Il cosiddetto “corpo morto” è l’ancoraggio più importante e più sicuro sul firn. Per questo ancoraggio si usa nella maggior parte dei casi la piccozza, ma in caso di emergenza si può fare ricorso agli sci o allo zaino. In caso di neve morbida o neve umida si dovrebbe sotterrare lo zaino.

Istruzioni passo per passo: il corpo morto

Prima di tutto si scava una buca profonda trasversalmente alla direzione di carico. A seconda della compattezza del firn la buca deve avere una profondità di almeno 30 - 50 cm. Perpendicolarmente alla buca, dunque nella direzione di carico, si scava una seconda fessura leggermente in salita per l’anello di fettuccia.

In caso di firn poco compatto si deve posizionare l’ancoraggio ancora più in profondità.

At right angles to this slot, in the pulling direction and rising slightly upwards, dig a second slot for the sling.

Perpendicolarmente alla buca, dunque nella direzione di carico, si scava una seconda fessura leggermente in salita per l’anello di fettuccia.

Intorno al manico della piccozza si fissa al baricentro un anello di fettuccia più lungo possibile con un nodo a bocca di lupo. Successivamente si preme con un piede sulla piccozza per conficcare la lama nel terreno, di modo che sia ben piantata. Si deve poi sollevare l’anello di fettuccia attraverso la fessura nel terreno.

Ricoprire la buca con la neve e pestare con forza. Si può ora agganciare il sistema di bloccaggio automatico all’anello di fettuccia e si può procedere all’autoassicurazione, all’assicurazione del compagno di cordata o al fissaggio degli ancoraggi per il salvataggio.

Oltre ad un corpo morto, dovrebbe esserci un dispositivo di sicurezza di riserva e, nel caso di un soccorso in crepaccio, la persona al punto di ancoraggio dovrebbe aver disposto perlomeno una solida autoassicurazione. Per le esercitazioni è consigliabile un secondo corpo morto come dispositivo di sicurezza di riserva.

La resistenza dei corpi morti dipende dalla consistenza della neve e può variare molto. Ci aggiriamo intorno agli 80 kg in caso di neve morbida o umida, e fino ai 600 kg in casi di neve spessa e compatta.

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TECNICA DELLA SEDUTA SU NEVE SUL FIRN

La tecnica della seduta su neve è adatta solo come rinvio su tratti particolarmente pendenti o per far calare il compagno. In questo caso la tenuta è limitata, poiché come contrappeso si utilizza solo il proprio corpo.

 

Istruzioni passo per passo: la tecnica della seduta su neve

Ci si piazza in un punto pianeggiante, si forma una fossa e ci si siede stabilmente.

Si conficcano poi i talloni nel firn in modo tale da essere ben ancorati.

Poi si aggancia il moschettone di sicurezza direttamente all’imbracatura e si assicura saldamente il secondo di cordata con una corda robusta tramite un dispositivo di assicurazione o un’assicurazione con la tecnica del mezzo barcaiolo.

: si può distribuire parte del carico con la piccozza. Si annoda un anello di fettuccia corto con un nodo a bocca di lupo alla piccozza e si aggancia all’imbracatura per mezzo di un sistema di bloccaggio automatico. Si conficca perpendicolarmente la piccozza nel firn con la lama di traverso rispetto alla pendenza. Ci si posiziona poi davanti alla piccozza e si fa passare l’anello tra le gambe. Il peso viene così distribuito tra la piccozza e il corpo dell’assicuratore.

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Ancoraggi su ghiaccio

ANCORAGGI SU GHIACCIO

Sul ghiaccio si possono prendere in considerazione due metodi di ancoraggio: i chiodi da ghiaccio e l’Abalakov. Entrambi i metodi presentano una tenuta molto buona, tuttavia sono ancora una volta le caratteristiche del ghiaccio il fattore decisivo. Il ghiaccio deve essersi cristallizzato senza bollicine d’aria al suo interno. Per entrambe le tecniche è inoltre essenziale padroneggiare l’uso dei chiodi da ghiaccio.

CHIODI DA GHIACCIO

A seconda delle caratteristiche del ghiaccio il chiodo da ghiaccio può sostenere un peso superiore rispetto ai punti di ancoraggio sulla neve. In questo modo si può costruire abbastanza velocemente un ancoraggio adatto, che si tratti di sosta, rinvio o soccorso in crepaccio.

 

Istruzioni passo per passo: il posizionamento dei chiodi da ghiaccio

Innanzitutto con la pala presente sul manico della piccozza si libera la superficie dalla neve e dai frammenti di ghiaccio ammorbidito, fino a raggiungere il ghiaccio compatto possibilmente senza bollicine d’aria.

Posizionare il chiodo e avvitarlo con un angolo di 90°. Dopo 5 / 6 avvitamenti, si apre la manovella e si inizia a ruotarla, continuando finché la testa della vite non poggerà direttamente sul ghiaccio. Ripiegare poi la manovella. Si può ora agganciare il moschettone e procedere alla propria assicurazione o a quella del compagno, oppure creare un ancoraggio per il soccorso.

Mentre avvitate assicuratevi che dal centro del chiodo fuoriesca ghiaccio compatto. Se non esce nulla, significa che il chiodo è stato posizionato su uno spazio vuoto.

Per una sosta su ghiaccio si consiglia di utilizzare sempre due chiodi da ghiaccio, posizionati uno sopra l’altro a una distanza tra 60 e 80 cm.

Per essere utilizzati i chiodi da ghiaccio non devono avere al loro interno residui di neve o ghiaccio. Per questo dopo averli rimossi si eliminano sempre le carote di ghiaccio.

 

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ABALAKOV

La tecnica dell’Abalakov è una tipologia di ancoraggio sicura, con la quale si può effettuare la discesa limitando l’abbandono del materiale in montagna . Questa tecnica richiede però un certo sforzo.

 

Istruzioni passo per passo: l’Abalakov

Prima di tutto con un chiodo da ghiaccio lungo (18 - 23 cm) si pratica un foro nel ghiaccio con un angolo di circa 60°. Si rimuove il chiodo e lo si inserisce nuovamente con un’angolazione opposta. Per stabilire quale sia la distanza adatta per creare il secondo foro, si può utilizzare il chiodo da ghiaccio come misura di riferimento. Si crea così un secondo foro, la cui fine coincide con l’inizio del primo. In questo modo si crea un triangolo equilatero.

Ora si infila nel foro un cordino resistente con uno spessore di almeno 6 mm. Un gancio per Abalakov facilita il recupero del cordino dall’altro lato.

Legare le due estremità con un nodo semplice. Agganciare il sistema di bloccaggio, procedere alla propria assicurazione o all’assicurazione del compagno oppure costruire l’ancoraggio per il soccorso.

La resistenza dell’Abalakov dipende dalla superficie di ghiaccio interessata . Proprio per questo è importante utilizzare i chiodi più lunghi a disposizione e forare il primo canale nel punto più profondo possibile. Per riuscirci serve molto esercizio!